Deportati italiani nel campo di concentramento di Berlino - Sachsenhausen.

Deportati italiani a Sachsenhausen – la deportazione italiana nel campo di concentramento della capitale del Terzo Reich

Molti viaggiatori che vengono a Berlino sono interessati a conoscere la storia del Terzo Reich e uno dei nostri tour di Berlino più richiesti è la Visita guidata al Campo di concentramento di Sachsenhausen.

La visita all’ex campo di concentramento, oggi riconvertito in museo e memoriale, permette di conoscere la brutalità e la crudeltà del regime nazista e mostra la forma in cui la Germania di oggi affronta la memoria storica di questo pesante passato.

La maggior parte delle persone non sanno che purtroppo anche molti italiani e italiane sono state vittime del Campo di concentramento di Sachsenhausen.

Oggi conosciamo il loro nome e le storie degli italiani deportati a Sachsenhausen grazie a Francesco Bertolucci, Jacopo Buonaguidi e Claudio Cassetti, i tre ricercatori che hanno portato alla luce un passato dimenticato da più di 75 anni con il loro libro: “Deportati Italiani a Sachsenhausen – la deportazione italiana nel campo di concentramento della capitale del Terzo Reich”.

I libro sugli italiani deportati nel campo di concentramento Sachsenhausen

Entrata nel campo di concentramento dove sono stati deportati molti italiani a Berlino.

“Raccontare la deportazione degli italiani in questo luogo è più che dovuto. Sono stati in tanti a soffrire la pena della deportazione, molti di più di quelli che si ipotizzava” così raccontano Bertolucci, Buonaguidi e Cassetti.

Gli autori del libro “Deportati italiani a Sachsenhausen” affermano che “Abbiamo creato questa lista a lungo mancante e siamo riusciti anche a ricostruire il vissuto e le storie di alcuni italiani che sono stati reclusi dentro a Sachsenhausen. Come sono arrivati fino qui, cosa hanno visto, cosa hanno subito, i lavori massacranti, le umiliazioni, le angherie”

Grazie a questo libro, oltre a conoscere le biografie degli italiani deportati a Berlino, in quello che fu il “campo modello” delle SS nella capitale del Terzo Reich, si può comprendere con chiarezza la sensazione dei prigionieri di essere totalmente in balia dell’arbitrio altrui. Di persone che potevano fare di loro tutto quello che volevano.

Con un concetto di tempo per noi oggi incomprensibile: i deportati non potevano ragionare pensando all’oggi o al domani come potremmo fare noi in questo preciso momento. Ma pensando al minuto. Al secondo. Nessuno di loro sapeva come poteva andare la giornata. Potevano essere uccisi da un momento all’altro e senza un motivo specifico. Nessun deportato sapeva se sarebbe riuscito a sopravvivere e a rivedere l’alba.

Una vita di privazioni, stenti e violenze subite. E dove vivere o morire era legato a tante variabili. Questa fu la vita dei deportati italiani nel campo di Sachsenhausen.

Chi erano gli italiani deportati nel campo di concentramento alle porte di Berlino

Antica lapide alla memoria dei deportati italiani a Berlino nel campo di concentramento di Sachsenhausen.

Per più di 30 anni non ne ho più parlato perché come sono tornato, la prima cosa che mi hanno detto quando l’ho raccontato è stato: impossibile! Era diventata quasi una vergogna essere deportati.

Mattia Alberto Ansaldi, deportato a Sachsenhausen.

Chi erano gli italiani e le italiane che sono stati deportati del campo di concentramento di Sachsenhausen?

Molti di loro erano dissidenti politici, partigiani, collaboratori dei partigiani e persone entrate in clandestinità. Si tratta di più di 600 persone.  La maggior parte di loro venne deportata dopo l’8 settembre del 1943. Alcuni erano comunisti, anarchici, liberali, conservatori mentre uno di loro era stato persino membro del partito nazista tra il 1932 e il 1937.

Altri ancora erano soldati italiani che si erano rifiutati di continuare a combattere con i nazifascisti dopo l’8 settembre. Molti altri erano ebrei o considerati tali: tra loro c’erano anche antifascisti e partigiani. Infine erano presenti anche civili rastrellati in massa, talvolta per rappresaglia, per prosciugare il retroterra della resistenza o anche e solo per sfruttarne la forza lavoro.

Tutti questi gruppi spesso si sono mischiati ed è difficile attribuire un recluso a un gruppo o un altro. Cambia anche la presenza dei gruppi a seconda del momento della storia del campo.

Fino a quando l’Italia monarco-fascista è stata il più grande alleato della Germania nazista in Europa, cioè fino all’8 settembre del 1943, a Sachsenhausen arrivarono anche italiani arrestati in altri paesi europei.

La maggior parte di loro erano italiani deportati dalla Francia occupata. Tra loro diversi antifascisti rifugiati in Francia con alcuni di loro che avevano combattuto come volontari per difendere la Spagna repubblicana.

La situazione cambiò enormemente aumentando esponenzialmente dopo l’8 settembre ’43. Con l’occupazione tedesca di gran parte dell’Italia e la fondazione della Repubblica di Salò iniziò la deportazione di massa degli italiani dall’Italia e dai territori occupati dal regime monarco-fascista.

La memoria della deportazione italiana a Sachsenhausen

Plastico del campo di concentramento dov'è avvenuta la deportazione italiana a Berlino.

Grazie alla ricerca portata avanti da Bertolucci, Buonaguidi e Cassetti verrà finalmente installata una lapide in memoria dei deportati italiani a Sachsenhausen.

Un progetto che è stato supportato e finanziato dall’Ambasciata italiana a Berlino e dall’ANED, l’Associazione nazionale ex deportati nei campi nazisti.

L’ex campo di concentramento di Sachsenhausen è un vivido ricordo dell’orrore nazista. Due degli autori della ricerca, Buonaguidi e Cassetti, sono anche guide turistiche di Berlino e con i loro tour dell’ex Campo di concentramento di Sachsenhausen sono in grado di fornire un ricordo indimenticabile dei deportati italiani e della complessa e tragica storia di questo luogo.

Humboldt Forum – molto più di un polo museale

L’Humboldt Forum di Berlino con le sue esposizioni racchiude le scienze e la cultura umana dentro un unico grande edificio.

La sua storia è stata segnata da molteplici abbattimenti e ricostruzioni. Una successione di edifici al seguito degli sconvolgimenti di Berlino durante il XX secolo.
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