In questo articolo
- Dal castello prussiano alla fine degli Hohenzollern
- La DDR cancella il passato: il Palazzo della Repubblica
- Il progetto di Franco Stella e la visione dei fratelli Humboldt
- Musei, esposizioni e polemiche
- Museo Etnologico di Berlino
- Museo di Arte Asiatica
- BERLIN GLOBAL: Berlino e il mondo
- Perché Berlino non smette mai di trasformarsi
- Orari e biglietti per la visita
677 milioni di euro, tre facciate barocche ricostruite su un vuoto lasciato da due demolizioni successive, e un dibattito che ha attraversato decenni di storia berlinese: l’Humboldt Forum è forse l’edificio più controverso e stratificato di tutta Berlino. Non si tratta semplicemente di un nuovo polo museale sull’Isola dei Musei.
È il risultato fisico di cinque secoli di trasformazioni politiche, di regimi che si sono succeduti e di decisioni architettoniche cariche di significato simbolico. Per capire davvero cosa si trova davanti ai propri occhi visitando questo edificio, bisogna ripercorrere la storia dall’inizio.
L’Humboldt Forum sorge esattamente dove si trovava il Palazzo della Repubblica, il Parlamento della Repubblica Democratica Tedesca (DDR) demolito tra il 2006 e il 2008, che a sua volta era stato costruito sulle macerie del Berliner Stadtschloss, il Castello di Berlino, demolito nel 1950. Una sequenza di costruzioni, abbattimenti e ricostruzioni che nessun’altra capitale europea può vantare in così pochi decenni e che, da sola, racconta il Novecento meglio di qualsiasi manuale.
Dal castello prussiano alla fine degli Hohenzollern: le origini dello Stadtschloss

La storia comincia con un castello doganale prussiano degli inizi del XV secolo, chiamato Berliner Stadtschloss. L’edificio originario era una struttura di funzione prettamente militare e amministrativa, lontanissima dal fasto che avrebbe assunto nei secoli successivi.
La svolta avviene nel 1700, quando il castello viene ristrutturato e riconvertito in palazzo barocco per diventare la residenza reale di Federico I, il sovrano della famiglia Hohenzollern che fece costruire anche il celebre Palazzo di Charlottenburg. Sotto di lui la Prussia aveva accresciuto enormemente il proprio peso geopolitico in Europa, e Berlino doveva esserne la degna capitale del regno.
Il palazzo reale era a tutti gli effetti il cuore urbano della città. Lì terminava il viale Unter den Linden e, con il crescere del potere degli Hohenzollern, vennero progressivamente eretti i grandi musei dell’Isola dei Musei e il Duomo di Berlino. L’intera topografia del centro storico si organizzava attorno a questo edificio come a un punto di irradiazione del potere imperiale. Questo rapporto causa-effetto tra architettura e potere è uno degli elementi che rende Berlino unica tra le capitali europee: ogni edificio racconta chi comandava e perché.
L’ascesa prussiana culminò con il pronipote di Federico I, il Kaiser Guglielmo II, che arringò i tedeschi proprio dal balcone dello Stadtschloss in favore della Prima Guerra Mondiale. Non avrebbe mai immaginato che sullo stesso balcone, nel 1918, i rivoluzionari di novembre avrebbero sventolato la bandiera rossa proclamando la Repubblica socialista. Anche se alla fine vennero sconfitti e si affermò la Repubblica borghese proclamata dal Reichstag, il Parlamento tedesco, la monarchia era comunque finita.
Dopo più di 500 anni di Hohenzollern, Guglielmo II fu l’ultimo a regnare. Il palazzo, privato della sua funzione imperiale, venne trasformato negli anni ’20 da residenza reale a museo dell’arte e dell’artigianato.
La DDR cancella il passato: demolizione e costruzione del Palazzo della Repubblica

Durante i 12 anni di dittatura nazista il Castello di Berlino continuò principalmente a essere utilizzato come museo. Alla fine della Seconda Guerra Mondiale era ridotto a un cumulo di macerie e rimase nell’area di occupazione comunista.
Avrebbe potuto essere salvato, allo stesso modo degli altri edifici dell’Isola dei Musei, ma come spesso avviene, nuovi padroni comportano nuovi usi. In questo caso la simbologia giocò un ruolo fondamentale: il regime di Berlino Est voleva sbarazzarsi dei simboli dell’imperialismo militarista degli Hohenzollern, perché quegli edifici raccontavano una storia incompatibile con l’ideologia del nuovo stato socialista.
Il nuovo governo decise la strada più radicale: abbattere il palazzo facendolo saltare in aria con una buona dose di dinamite. Sulle sue ceneri venne costruito il Palazzo della Repubblica (Palast der Republik), la maestosa sede del Parlamento della DDR, con la adiacente Marx-Engels-Platz, una grande piazza destinata alle manifestazioni popolari. Rispetto al palazzo imperiale barocco, il nuovo edificio era l’esatto contrario in termini di estetica: linee moderne, vetro, funzionalità socialista al posto del fasto monarchico. Il contrasto non era casuale, era politico.
Dopo la caduta del Muro, il futuro dell’odierna Schlossplatz, allora ancora chiamata Marx-Engels-Platz, era incerto ed è stato accompagnato da dibattiti molto accesi. Alla fine hanno avuto la meglio i critici dell’eredità culturale della DDR, favorevoli all’abbattimento, supportati anche dalla grande quantità di amianto presente nella struttura dell’ex Parlamento comunista.
A partire dal 2006, l’edificio è stato completamente demolito e oggi il Palazzo della Repubblica è uno dei tanti edifici scomparsi dal paesaggio urbano di Berlino. Di quest’epoca rimangono le grandi statue di Marx e Engels che, un po’ malinconici, osservano l’Humboldt Forum dall’altro lato del fiume.
Come nasce l’Humboldt Forum: il progetto di Franco Stella e la visione dei fratelli Humboldt

Cosa fare dello spiazzo rimasto vuoto dopo l’abbattimento del Palazzo della Repubblica?
La decisione è stata presa nel 2002 dal Parlamento tedesco con l’idea di ricostruire l’antico palazzo reale barocco sotto forma di Humboldt Forum: un nuovo luogo di cultura e scienza dove ubicare anche alcune esposizioni disperse tra i musei di Berlino. La scelta non fu scontata. Ricostruire un simbolo del potere imperiale prussiano in una Germania democratica e unificata sollevava domande legittime sul rapporto tra memoria, architettura e identità nazionale.
È stato l’architetto italiano Franco Stella a vincere il concorso internazionale per la costruzione dell’edificio. La chiave della sua vittoria è stata un mix di ricostruzione fedele all’antico palazzo prussiano con elementi contemporanei: dell’edificio barocco rimangono la cupola e le tre facciate, mentre il lato che si rivolge verso Alexanderplatz è completamente contemporaneo, dal design lineare e con grandi finestre specchiate.
Questa scelta non era soltanto estetica. La facciata moderna di Stella segnalava una discontinuità con il passato, una presa di distanza visibile dall’eredità imperiale e coloniale che l’edificio avrebbe inevitabilmente evocato.
Dopo 8 anni di cantiere, l’Humboldt Forum è stato inaugurato ufficialmente il 16 dicembre 2020. Per la sua costruzione sono stati spesi 677 milioni di euro, di cui 105 donati da migliaia di persone che hanno voluto contribuire alla sua realizzazione. Un dato che racconta qualcosa di importante: questo edificio non è semplicemente un progetto governativo, ma ha coinvolto emotivamente una parte significativa della società tedesca.
Il nome scelto per l’edificio è tutt’altro che casuale. Wilhelm von Humboldt è stato poliglotta, giurista e uno dei fondatori dell’omonima Humboldt-Universität zu Berlin. Suo fratello Alexander von Humboldt è stato uno dei più grandi naturalisti e geografi di tutti i tempi.
La loro capacità di esplorare il mondo e di comprenderlo come un’interazione tra natura e cultura è la base del programma artistico del nuovo edificio. L’Humboldt Forum realizza anche un loro sogno: riunire le scienze naturali con quelle culturali in un polo scientifico a tutto tondo, capace di mettere in dialogo tradizioni di conoscenza provenienti da ogni angolo del pianeta.
Musei, esposizioni e polemiche: cosa si trova all’interno dell’Humboldt Forum

Vista la grandezza dell’Humboldt Forum, al suo interno sono ospitate mostre sia fisse che temporanee, organizzate su più livelli con logiche distinte. All’ingresso i visitatori sono accolti da una grande sala che presenta le scienze unificate della cultura umana, accompagnata da un video panoramico di 28 metri di larghezza che ripercorre il destino mutevole dell’edificio attraverso tutte le epoche. È un’introduzione necessaria, perché senza quella mappa storica il resto dell’edificio rischia di perdere buona parte del suo significato.
Al primo piano sono ospitate mostre temporanee ed è presente l’Humboldt Lab, uno spazio per eventi e mostre gestito dalla Humboldt-Universität zu Berlin. Il secondo piano ospita il cuore del polo museale con le collezioni del Museo Etnologico di Berlino sulle culture dell’Oceania, delle Americhe e dell’Africa. Al piano superiore sono invece esposte le collezioni del Museo d’Arte Asiatica.
Museo Etnologico di Berlino: 20.000 oggetti e una questione aperta
La possibilità di spostare il Museo Etnologico di Berlino in questo nuovo edificio ha fatto sorgere moltissime polemiche fin dalla sua concezione. Molti degli oggetti esposti provengono dall’epoca coloniale e imperiale antecedente alla Prima Guerra Mondiale. Alcuni sono stati trafugati illegalmente dalle colonie allora tedesche o acquistati come merce rubata da altre colonie.
Esporli in una ricostruzione, seppur parziale, del palazzo dove risiedevano gli imperatori tedeschi che avevano promosso le guerre di conquista e i relativi saccheggi sembra riproporre la vecchia prospettiva di supremazia colonialista. È una tensione reale, che il museo non ha ignorato: anche per questo la mostra iniziale è stata riadattata per inserirla in un contesto più rappresentativo delle brutalità commesse nel periodo coloniale.
Si tratta di circa 20.000 oggetti che si estendono su 16.000 mq. Nell’eclettica collezione esposta si può trovare di tutto e da tutti i continenti: utensili di uso quotidiano, barche, registrazioni di musica tradizionale, abiti e molto altro ancora. Il museo è organizzato per continenti, in modo da non perdersi nemmeno uno dei preziosissimi manufatti, testimoni di antiche culture che sarebbero altrimenti sbiadite nella morsa del tempo.
Museo di Arte Asiatica: dalla Via della Seta all’arte sacra orientale
Sullo stesso piano del Museo Etnologico si trova il Museum für Asiatische Kunst, uno dei più importanti musei di arte asiatica del mondo. Le opere esposte variano da un periodo compreso tra il quarto millennio prima di Cristo e i giorni nostri.
Ne fanno da protagoniste la scultura indiana delle origini e l’arte e la cultura della Via della Seta, così come l’arte sacra cinese, giapponese e coreana.
BERLIN GLOBAL: la mostra permanente sul rapporto tra Berlino e il mondo
Al primo piano dell’edificio, si trova la mostra BERLIN GLOBAL. A differenza di un percorso storico cronologico, l’esposizione racconta Berlino attraverso sette stanze tematiche — Rivoluzione, Spazi liberi, Confini, Divertimento, Guerra, Moda e Intreccio — mostrando come la città abbia influenzato il mondo e, allo stesso tempo, come le vicende globali abbiano lasciato il segno su Berlino nel corso dei secoli.
Nella sala dedicata al Divertimento trova spazio anche la scena techno berlinese, uno degli esempi più concreti di come la città sia diventata un punto di riferimento globale attraverso la sua cultura notturna. Installazioni immersive e stazioni sensoriali rendono il percorso accessibile anche a chi ha disabilità visive o motorie.
Demolizione e ricostruzione: perché Berlino non smette mai di trasformarsi

Costruire, demolire, ricostruire, ridemolire, ricostruire di nuovo: è una vera e propria tradizione berlinese. Una stratificazione avvenuta in meno di 100 anni, figlia della volontà di costruire edifici simbolo che mostrassero lo spirito prima dei Kaiser, poi di Hitler e della DDR, infine della Germania riunificata. La distruzione della guerra mondiale e il bisogno di fare i conti con le architetture del nazismo e del comunismo hanno portato a continui sconvolgimenti del tessuto urbano berlinese. Ci sono decine di esempi, dal bunker di Hitler fino alla ristrutturazione del Reichstag.
Le svariate mutazioni politiche a cui è stata sottoposta la città si sono riflesse anche nell’architettura e nell’urbanistica. Osservare questi cambiamenti è uno degli aspetti che più attrae la curiosità dei visitatori che partecipano alle nostre visite guidate di Berlino. Berlino non è una città che si visita seguendo solo una lista di luoghi: è una città che si legge, strato dopo strato, capendo perché ogni edificio è dove si trova e perché tanti altri non ci sono più.
La città, dopo la caduta del Muro e la conseguente riunificazione, è tornata a essere la capitale di tutti i tedeschi solamente dal 1991. Il processo di adattamento della “nuova capitale” è ancora in corso e il panorama berlinese continua a essere decorato da decine di gru. Con tutti questi cambiamenti, potrai immaginare che non c’è da annoiarsi. E se ti chiedi «cosa fare a Berlino», potrai anche prendere in considerazione l’idea di osservare qualche cantiere. Da oggi però c’è uno in meno: quello dell’Humboldt Forum è finalmente chiuso.
L’Humboldt Forum non è il punto di arrivo di questo percorso. È un punto di partenza.
Orari di apertura e biglietti per visitare l’Humboldt Forum (aggiornati 2026)
Orari di apertura
Da mercoledì a lunedì, dalle 10:30 alle 18:30. Il martedì l’edificio resta chiuso.
Biglietti del Museo Etnologico, Arte Asiatica e BERLIN GLOBAL
L’accesso alle due collezioni non è più gratuito: è stato introdotto un biglietto unico, l’Humboldt Forum-Ticket, che dà diritto in un solo ingresso anche a BERLIN GLOBAL.
Le tariffe attuali sono:
– Giornaliero: 9€
– Gruppo fino a cinque adulti: 50€
– Gratuito sotto i 19 anni
Restano invece ad accesso libero alcuni spazi dell’edificio: l’Humboldt Labor, l’esposizione dedicata ai fratelli Humboldt (Einblicke), lo Schlosskeller, il Skulpturensaal e il Videopanorama.
Visita della terrazza
3€/persona
Sono Iacopo Buonaguidi, una delle guide di Berlino di GUIDEinTOUR. Spero che quest’articolo sulla storia multiforme dell’Humboldt Forum sia stato di tuo interesse.
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Ti aspetto al nostro punto di ritrovo e chissà, magari ci conosceremo personalmente!
Per scoprire ulteriori dettagli sull’autore di questo articolo, ti invitiamo a visitare il suo profilo con un semplice clic: Iacopo Buonaguidi.